sabato, 21 novembre 2009
"E poi tu di sicuro che sei stata in giro, una volta che hai conosciuto gente da tutte le parti del mondo, tornare qui è deprimente, ti rendi conto che la gente ha una mentalità chiusa, ha un cervellino piccolo così [segue gesto che mima una o con indice e pollice uniti dai polpastrelli], una volta che sei stata in giro ti rendi conto che quello che ti sembrava straordinario prima poi non lo diventa più"
Basta, mi fata tutti gli stessi discorsi.
Eppure, io sono tornata. Io ho qui i miei amici più stretti, sono nati qui e qui sono nata anch'io.
E allora anche io, anche noi, anche le persone che considero intelligentissime e fondamentali per la mia vita siamo ristretti, chiusi, introversi, narrowminded, con il cervellino?
Basta lamentarsi, basta invidie.
Basta farmi gli stessi discorsi.
O prendete un aereo anche voi (non ci vuole molto, la raianè metteva in promozioni i voli ad un euro), o fate qualcosa per aumentare il volume di quel cervellino che sembra piccolo così [segue gesto che mima una o con indice e pollice uniti dai polpastrelli].
giovedì, 19 novembre 2009
Cose che ho scoperto in questi due mesi di Italia:
- hanno chiuso i centri sociali, quello della città qui vicino è stato sostituito da una centrale di polizia
- non esistono più i punkabbestia. Spariti? Finiti? Internati? Travestiti? Il mistero si infittisce
- la gente non esce il martedì
- la gente non esce il mercoledì
- quando esce la gente? cosa fanno chiusi in casa? il mistero si infittisce
- in televisione ora c'è della gente sconosciuta che conduce, dai nomi Balivo, Isoardi e Figlio dei Pooh. Sorridono ed ammiccano ma non si è capito se siano lì per condurre, vendere zucchine, imbiancare lo studio, applaudire, dire una frase ogni tanto o per caso
- il programma "migliore" della televisione italiana, quello che incolla milioni (ma che dico milioni, di più) di telespettatori è uno in cui degli sconosciuti vanno sul palco, cantano, steccano e tre seduti dietro ad un bancone li "giudicano" con sentenze come "sei bravissimo, intonatissimo, mi hai emozionato, ma che dico, emozionatissimo, ora piango"
- Fini, signor distinto ma anche abbastanza signor nessuno della politica italiana, dal passato postfascista è ora il nuovo idolo della sinistra ed il nuovo bersaglio della destra
- i vestiti costano tantissimo
-gli stivali costano tantissimo, soprattutto quelli che piacciono a me
- visto che gli stipendi per la gente che ha la mia età difficilmente superano i mille euro, chi se li può permettere?
- ma soprattutto chi si può permettere gli stivali che piacciono a me? (dare indirizzo e numero di telefono, così mi apparto sotto casa sua)
- il ristorante cinese è diventato più caro
- sono cambiati i bar fashion della città, e siccome possono contare su una clientela di massimo duecento persone, ora le duecento persone se ne stanno tutte ammucchiate all'ora dell'aperitivo (solo il venerdì ed il sabato, che gli altri giorni, come già detto, scompaiono e rientrano nel mondo delle tenebre) nei cinque metri quadrati davanti al locale
- il broncetto è un must, bisogna (se sei donna) fare la faccia come se stessi sempre annusando qualcosa che puzza. Ma tantissimo. Non sono ancota capace...
(continua...)
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mercoledì, 18 novembre 2009
Il mio quaderno.
Il mio quaderno dell'ultimo mese.
Quello dove mi sono segnata le frasi ed i pensieri leggendo Gulliver, L'uomo è forte, Il pianeta irritabile...
Quello in cui ho scritto.
Ho scritto quello che volevo rileggere tra qualche giorno, per dipanare le matasse che ormai mi avvolgono fino all'ultima doppia punta.
Quello.
Il mio quaderno.
Stamattina mi sono svegliata e non c'era più.
Ed è nell'unico in posto in cui non dovrebbe mai essere finito.
Dal filosofo.
Panico
lunedì, 16 novembre 2009
"Ti chiamo domani pomeriggio"
adesso: ore 19:58
avrò io una concezione diversa del significato della parola "pomeriggio"?
sabato, 14 novembre 2009
Ci frega la fantasia.
La fantasia ci fa (uomini).
Ci fa sperare.
Collegare eventi ad altri reticolati di eventi.
E' la prima scarica elettrica che porta al fulmine della delusione.
In spagnolo piacere si dice ilusiòn.
E per fortuna che fantastichiamo.
Che c'è un mondo effimero attorno al mondo reale.
Ed è solo mio, tuo e suo, ma di ognuno in modo diverso e personale.
Illudiamoci!
(Bisogna essere ebbri)
venerdì, 13 novembre 2009
Virgh: - E poi cosa importa se non chiama? E'così bello essere single! Decido io quando vestirmi bene e quando no, chi se ne frega anche se esco e non sono perfetta, e se ho voglia di stare in pigiama e non uscire, non esco, e i capelli? Massì, tanto, non devo mica essere perfetta per qualcuno, solo per me per me e basta e quando ne ho voglia io!!!
<Drin>
- Senti, ti va stasera di andare al cinema?
Virgh: - Certo che la vita della single è proprio snervante, devi sempre stare attenta a come ti vesti, uscire perfetta, i capelli, poi, ah i capelli...
mercoledì, 11 novembre 2009
Di nuovo dentro il flusso di casa.
Le ore scorrono lente, la lentezza fa parte di tutto, ed è subito sera.
Fuori il vento, il sole, per quelle poche ore, la terra, una macchina ogni quarto d'ora.
Tanto c'ho messo ad abituarmi alla fretta di fuori, delle capitali, dei lavori di corsa, tanto poco c'è voluto a ri-abituarmi alla lentezza.
Lentezza che diventa lentezza in tutto, anche nei rapporti.
Le uscite si centellinano, ed ognuna viene passata alla lente d'ingrandimento per giorni e giorni, fino alla prossima.
Gli incontri sono rari, ma riempiono lo spazio ed il tempo.
Non così fino a qualche mese fa, gli incontri e le uscite erano molte nell'arco di un giorno, non c'era tempo per fermarsi ad analizzare, a calcolare il peso di una parola, di un tono, di una frase.
Ed ora che ho tutto il tempo e tutto lo spazio del mondo, non ho più niente da analizzare.
domenica, 08 novembre 2009
Dove sei?
Quando?
Esco io.
Tu non ci sei.
Esci tu.
E non ci sono io.
Esco io.
Tu non ci sei già più.
Esci tu.
Io non ci sono.
Esco io.
E tu non ci sei più.
Come faccio a re-incontrarti?
Lo scenario rimane invariato, il pubblico in sala resta a guardare.
(Oggi il pubblico è pure intervenuto)
Ed inizia a chiedersi: saranno due personaggi recitati dallo stesso attore?
sabato, 07 novembre 2009
Cercando di cambiare prospettiva.
Cercando che le cose non siano come dicono tutti, e neanche come dico io.
Girando tutto, centirfugando tutto.
Vediamo se riesco a ragionare come se non avessi nessuna esperienza del mondo e della vita ed a far finta di essere vuota, bianca, tutta da dipingere.
Si parte per questa nuova avventura: a fare l'adolescente (matura) in casa dei miei fino a febbraio.
Ce la farò
(ce la farò?)
martedì, 03 novembre 2009
Perchè i bambini hanno paura del buio?
Mi ha chiesto.
lunedì, 02 novembre 2009
Di ritorno.
Sincerità.
Io non sono innamorata.
Lo sono?
Non lo so.
Devo essere sincera?
Mi piacerebbe vedere come va, anche se ci sono cose che non vanno.
E se non vanno già vuol dire che andranno?
O che non andranno mai?
Per paura di andare si fa, si va, o non si fa e non si va da nessuna parte?
Le altre persone commentano, vedono e dicono che le cose sono in un modo. Perchè per loro stiamo bene, si vede che siamo affiatati, e le cose sono chiarissime.
Per tutti, tranne che per noi.
Fare finta di niente quindi o parlarne?
Da brava donna scelgo di parlarne, e ne esce una serie di domande ed una serie di risposte che lui non ha (ancora) e che io non ho (definitivamente?).
Stiamo bene, parliamo bene, siamo compatibilissimi, trascorriamo il tempo assieme senza molta noia. Ci piacciamo, anche, il che non guasta.
Ma ci sono delle cose che mancano.
Mancano ora o mancheranno sempre?
Dovremmo attenderle? O dovremmo rinunciarci?
Non siamo innamorati.
Lo saremo prima o poi o lo siamo e non lo vogliamo ammettere causa rispettivi smisurati ego correndo il rischio di mandare tutto a puttane?
Ci vorrà del tempo o non ce ne vorrà affatto ed abbiamo già capito tutto e la noia e lo sfinimento faranno il resto?
Siamo effettivamente i padroni dei nostri destini o solo delle immagini che abbiamo di noi stessi?
Ho paura.
Mi spaventa andare avanti. A lui anche.
A me non pesa il giudizio esterno.
Ovvero, mi pesa relativamente.
Se proprio dovesse andar male...
beh prendo e vado in Armenia.
giovedì, 29 ottobre 2009
C'è un blog spagnolo che leggo. Lo scrive un tassista della città dove ho abitato. Parla di sentimenti.
E delle confessioni che si fanno noncuranti ai tassisti.
Ed era da un po' che non ci andavo.
E prima leggo. Scrive che sale sul taxi uno. E gli dà una "direcciòn cualquiera". No, non era cualquiera. Era l'indirizzo che ho fatto punteggiandolo di tacchi, di notti insonni, in taxi, correndo, in metro, in autobus, a piedi, con il telefono in mano...
C'eri tu.
Non era un indirizzo "cualquiera", era il tuo.
Era tua la voce che mi rispondeva al citofono, era tuo il divano arancione, erano i tuoi vicini quelli che prima o poi c'avrebbero denunciato. Era tua quella camera dove io sarei andata a dipingere per il resto dei nostri giorni insieme, era tua la cucina dove mi prendevi per i fianchi.
Mi sono sentita smarrita, persa, presa, sedotta, dominata, rincorsa, attaccata, indifesa, esplorata, abbracciata e viva dentro a quella casa. Che è la tua.
Che ora e per sempre racchiuderà mille altre storie, mille altri incontri tuoi, persone, donne, lenzuola, altri stivali, altre borse attaccate al divano, altre.
E mentre si fermano i polpastrelli sulla tastiera penso che no, deglutisco piano, quello non è un indirizzo "cualquiera".
mercoledì, 28 ottobre 2009
In Spagna avevo fatto un sacco di colloqui. Pensavo che la cosa mi rendesse abbastanza preparata a far fronte ai numerosi colloqui che avrei dovuto fare in Italia.
Ah ah ah. Niente di più sbagliato.
In Spagna ai colloqui ci arrivavo mediamente in ritardo di cinque minuti (a parte quella volta in cui arrivai un'ora e mezza più tardi... ma vabbè non è colpa mia se la strada aveva lo stesso nome per 5 km ed io avevo preso il senso sbagliato...) perchè era una città grande, Usted sabe, los transportes, uf, ni hablar...
E trovavo il selezionatore/reclutatore/vivisezionatore (esisterà un nome non maligno in italiano per questa figura professionale che non sia "responsabile delle risorse umane"?) ad aspettarmi con in mano il mio curriculum.
Si parlava del più del meno, qualche domanda per precisare le mie esperienze professionali e qualche chiarimento sull'organizzazione della scuola, e poi in particolare del corso, salario e data in cui si sarebbe iniziata l'attività.
In Italia no.
Mi inviano un'email venerdì scorso dandomi appuntamento oggi alle 14.30 perchè dopo aver "valutato attentamente" il mio curriculum ci tengono proprio a conoscermi.
Bene, vedi che poi uno dice "Italia, non c'è lavoro" bla bla bla.
Vado, in anticipo di cinque minuti (che siamo in Italia e qua non posso fare la faccetta da straniera che si perde, usted sabe los transportes...). La segretaria, svogliata mi accompagna in una sala e mi dice "può aspettare qui". C'è una tipa seduta. Truccata.
(Ora dovremmo aprire un'ampia parentesi sul fatto che io non mi trucco. La motivazione ufficiale è che sono una figa comunque (motivazione invalidada dai fatti) quella ufficiosa è che sono pigra, e penso "se vado bene, vado bene con o senza mascara"). (Chiusa l'ampia parentesi). (Dai, non era così ampia).
Saluto, avrà la mia età, circa.
Lei in mise seria, elegante e nera.
Io manco a dirlo, ero in maglione fuxia. (Che poi si scriverà fucsia o fuxia? Mah).
Io la guardo e sorrido, lei alza il sopracciglio.
Penso vabbè.
Passano due minuti ed arrivano altre due.
Truccate.
Entrambe in mise seria, elegante e nera.
Ed io intanto penso: devo proprio farmi un corso accelerato di figaggine italiana, che qua sembra che la concorrenza sia spietata...
Ma pure penso: ma in quanti 'az siamo a fà stò colloquio???
Passano dieci minuti, ed intanto sono già le due e quaranta, ed arriva un figliolo alto e smilzo con la sciarpetta colorata.
"Salve!" fa dalla porta, a me guardandolo vien da ridere, le altre alzano il sopracciglio.
(Non troppo che ti si deforma la riga nera).
Vabbè.
Passano altri cinque minuti, io sorrido con fare affabile. Nessuno ha voglia di parlare. Al che estraggo I viaggi di Gulliver e mi metto a leggere. tanto se si deve aspettare...
Passando altri dieci minuti ed arriva uno in completo.
Si presenta, si siede.
Dunque io sono... (ma allora è davvero un colloquio di gruppo?) (Ossignoressantissimo).
Parla della scuola e poi arriva il fatidico domandone: "ed ora raccontatemi un po' di voi!! Iniziamo da... te!". (ma scusa, non dovresti aver valutato attentamente i curriculum?)
Chi? Io. (Te pareva).
E che ti racconto?? Questa sembra una seduta di gruppo.
Dunque, io mi chiamo Virgh, ho dei problemi con l'alcol... mmmh no.
Dunque, io mi chiamo Virgh ed è da due settimane che non ho notizie di uno che mi piace che rivedrò questo fine settimana... mmmh no, neanche così.
Ed allora ho pensato: siamo in sei, sono la prima, sarò rapida, dirò quello che c'è da sapere. Cioè quello che faccio, che ho fatto.
In due minuti ho detto le mie esperienze lavorative, dove come quando quanto. Finito.
Si passa alla tipa truccata a fianco: - dunque, io sono laureata in latino. Ed insegno latino. (E che c'azzecca questa con l'italiano?) Però l'anno scorso in classe ho avuto dei ragazzi stranieri ed ho pensato: beh, potrei anche insegnare italiano agli stranieri. (Ah).
Ma ora viene il turno dello smilzo. Lui non ha fretta, e si vede. Con la sua moleskine in una mano e la sciarpetta nell'altra si stiracchia ed inizia a parlare. Con calma, eh. Noi ci s'ha tutto il tempo del mondo, eh.
"Dunque, io sono laureatho in Lingue. E mi sentho proprio portatho per insegnare ithaliano agli stranieri. Perchè una volta ad un mio amico in Spagna ho insegnatho italiano, e sò proprio portatho, oh". (Ossignoressantissimo, ma forse l'ho già pensato, anzi no, pensatho).(Capito? Lui non fa. Lui è.)
Avanti.
"Dunque, io sono diplomata al conservatorio, insegno violoncello. Ho degli amici cinesi a cui ho insegnato canto. Penso che potrei insegnare italiano agli stranieri".
(Annamo bene).
Adelante
"Io sono laureata in inglese e tedesco. Penso che potrei insegnare italiano agli stranieri".
(Eh beh. Se fossi stata laureata in russo ti saresti proposta per... insegnare storia dell'arte, immagino )
Ci ha chiesto i numeri.
(Ed il salario?)
Ci farà sapere.
Viva l'Italia...
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lunedì, 26 ottobre 2009
Cuidado.
Meno quattro.
Mi sono svegliata sorridente.
C'è qualcosa di nuovo che ho imparato in questo mese, in questo mese "in prestito", in una camera non mia, tra grazie e per favore, e luce da prendere fuori.
Un mese a fare i conti con vari passati.
Il mio passato da universitaria timida ed in disparte. Lui ha fatto i conti con il letto di uno scultore, con alcuni numeri chiesti a mezza voce, con un barista gentile e viaggiatore, con un professore a cui io consiglio dei libri. Io. Ed una prof che nel pieno della lezione mi chiede se sono d'accordo con quello che sta dicendo.
Il mio passato di quando credevo all'assoluto dell'amore, che fosse solo quello che avevo immaginato, il passato della me che non credeva ci fossero cose diverse dalla sua camera e dalla perfezione. Sconfitto da una persona che risponde al telefono e mi fa ridere come una volta, e dice che mi vuole bene e che abbiamo qualcosa di speciale, "nonostante noi due". Quando le emozioni erano pure. Ascoltare la sua voce è come guardare una foto di un prato dove i colori erano più vivi. Quando le parole avevano solo un significato e gli abbracci davanti ai vagoni dei treni erano carichi di emozioni semplici. Quando la mancanza era riempita di telefonate, ricariche, acqua che bolle sul pentolino che le mie coinquiline sbuffando dovevano spegnere puntualmente ogni sera. Ed ora tu sei diventato consapevole di quello che sei e non hai più bisogno di fingere di essere perfetto per me. Però te ne sono grata. Una persona che si inventa diverso solo per farmi felice è uno dei regali più belli che mi abbiano mai fatto e che potrò mai sperare di ricevere.
Il mio passato prossimo, fatto di corse di notte per Madrid, di tacchi sul marciapiede che sbattono mentre corro tra casa mia e casa tua, La chica de ayer sulle cuffie mentre i tubi dell'acqua puliscono le strade, schivandoli proprio quando dice "las calles mojadas te han visto crecer", di rimbombi nel patio interno, di definizioni complicate, di paure, di equilibri scivolosi, di foto appese e non volute, di qualcuno che non voleva andarsene e che tu non hai fatto andar via. Sconfitto anche questo passato da te che ora (si, ora) te ne rendi conto e dici che ora (si, ora) lo sai, e ti rimane la pena. Vuoi che venga da te il mese prossimo. Verrò. Perchè anche tu, anche questo passato è felicemente chiuso. Ti voglio bene, ma forse l'amore è un'altra cosa.
E poi c'è un passato così vicino che non so se definirlo "la frase sopra al presente".
Che mi ha insegnato qualcosa, qualcosa che subito non ho voluto imparare.
Il silenzio e l'attesa.
Cose che non sapevo più apprezzare.
Ed ora si.
Calma e pazienza.
Io non ho più fretta.
Ho voglia di vedere cosa succede. Sono curiosa.
Come lo sono sempre stata: voglia di vedere cosa si nasconde dietro il tornante.
Eppure.
Ho voglia di un sorriso pensato, di un abbraccio convinto, di un bacio onesto.
Nient'altro.
Ed un buon bicchiere di vino.
E poi anche il presente sarà a posto.
Asì que no me dejes caer.
lunedì, 26 ottobre 2009
Discipina, eh?
Disciplina s'era detto...
Si... ehm.
Ora, si, adesso.
Subito.
Ora, insomma.
Ecco.
Domani.
domenica, 25 ottobre 2009
Io non lo so se siano i miei tempi ad essere sballati. O se mi stia prendendo una vacanza dalla vita per mettere in ordine i pensieri.
Oggi mi sono riguardata le foto dei Balcani.
Sono immensa, scontenta, occhi persi. In alcune sono tonda tonda... sembro una sposa, nel senso brutto del termine, non come diceva Masini.
Io mi chiedo perchè sia come dice Fabi "di ogni storia ricordi solo la sua conclusione"... io prima o poi mi ricorderò le cose belle.
Prima o poi.
Per il momento niente di me si vede da quelle foto. Da quelle foto non si vede la mia voglia di viaggiare, io ricordo posti di sole e luce e nelle foto si vedono solo grigi.
Ricordo stradine, profumi, gente colorata. E dalle foto si vedono bronci simulati, tondi, tondi, tondi...
Io non lo so perchè stessi con te. Io non lo so che c'azzeccassi con te.
Ora lo so.
Niente.
postato da: Virginiamanda alle ore 14:15 |
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sabato, 24 ottobre 2009
Sto diventando sabbia.
Prima solo gli occhi, poi un po' alla volta anche le orecchie, la fronte, i capelli. Sto diventando sabbia.
Sarà per quello che sono finita da uno scultore ieri.
Avrebbe voluto modellarmi, aveva anche preso manciate di sabbia per farne la sua opera.
Ma non sono operabile.
Sono sabbia e basta.
Se non la fissi con qualcosa, continuerà a caderti dalle dita, i polpastrelli non riusciranno a toccarla senza farla cadere, il pollice opponibile non servirà ad agguantarla.
Sabbia che cade, come nelle clessidre.
Il tempo sta scendendo, sono proprio arrivata alla fine del primo cono.
Presto gireremo la clessidra e questo tempo sarà trascorso solo per me.
In piena epoca interattiva, ho a che fare con l'unico uomo al mondo che non ha facebook, non legge le mail e non usa frequentemente il cellulare.
Giriamola stà clessidra.
Dai, che manca solo una settimana.
Poi arriverà vento, spero, e la sabbia si perderà.
Forse.
postato da: Virginiamanda alle ore 23:28 |
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giovedì, 22 ottobre 2009
Sarò una lagna, quindi siete pregiati e pregati di passare oltre se state avendo un'ottima giornata con i fringuelli che fringuellano sulla vostra testa ed i passerotti che (questa non la scrivo) ehm... cantano.
Sono drogata, drogata di malinconia.
In questa stagione finalmente ci posso marciare su, e poi non solo l'autunno (che adoro) ma anche la particolare stagione della mia vita sembra propizia: single, ultimo fidanzato pervenuto a 1812 km da casa mia, il quale in una memorabile chattata (ah, che bei tempi quelli del piccione viaggiatore, ora poi che saremmo in piena stagione venatoria: pum pum e nessuno sa niente più) di ieri m'ha fatto piangere. Non proprio piangere, più che altro frignare sommessamente, a suon di puntini neri nello schermo che si univano a dirmi nella sua lingua che gli dispiace e che nunca nadie en el mundo me quitarà la pena. Ecco, sul fatto che mollo io e si sentono in colpa gli altri dovrei un giorno scriverci qualcosa, o anche semplicemente metterlo nel curriculum, io credo sia un'abilità non da poco.
Comunque, si diceva, la stagione è propizia per drogarsi di malinconia. Sono tornata nel mio Paese dopo tre anni, e sono tornata per stare con i miei. Infatti dopo un mese sono già due settimane che abito a 177 km da loro. E mi mancano. Non mi mancano i miei, intendiamoci, si anche ma non è questo il punto. Mi manca il dipintino verde che avevo fatto nella mia testa il 27 agosto e che mi ha detto: torna. Quello rivoglio e quello non ho. E' da immalinconirsi.
E poi c'è da avere ancora più malinconia. L'uomo che mi ha fatta crescere sul serio, quello che mi ha pazientemente abbracciata, consolata, amata, sopportata, attesa senza chiedere nulla in cambio per più di tre anni ora sta con una. E non solo ci sta, ma mi chiama per chiedermi consigli ed io lo consiglio pure. E' terribilmente tenero, io gli voglio bene e sono felice che dopo averlo mollato (aridaje) lui ora abbia trovato la sua dimensione. E' terribilmente tenero, e terribilmente malinconico.
E poi ho fatto i conti, avrò nove esami da dare a gennaio, e questo veramente non è malinconico, è un'altra parola che non dico, ma genera malinconia. Stare in biblioteca, ora che hanno tagliato i fondi all'università, in mezzo agli emo a girare Zamjatin è malinconico.
Dover leggere libri che parlano di antiutopia è malinconico.
Ma io con il mio sciallone da nonna seduta sul letto a riflettere mi sento malinconica, si, guardo il telefono perchè so che non mi chiamerà, nonostante le parole, i miei segnali, io lo so. Ma so anche che non mi importa, perchè in realtà c'è qualcosa. E non lo so spiegare (parte Tiziano Ferro, ora) ma credo vada tutto bene lo stesso, anche senza le chiamate. Forse ha paura, forse ce l'ho anch'io, allora aspettiamo.
Ed immalinconiamoci.